"Se un maggior numero di noi stimasse cibo, allegria e canzoni al di sopra dei tesori d'oro, questo sarebbe un mondo più lieto."
Thorin Scudodiquercia
(Dal libro "Lo hobbit" - J. R. R. Tolkien)
giovedì 21 febbraio 2008
venerdì 25 gennaio 2008
Lacrime e perle
"Quella sera scrissi il mio primo racconto. Mi ci vollero trenta minuti. Era la storia di un uomo che aveva trovato una ciotola magica. Quando piangeva nella ciotola le sue lacrime si trasformavano in perle. Ma benché povero, era una persona felice, per cui piangeva raramente. Così doveva ideare dei metodi per rendersi infelice, affinché le sue lacrime lo rendessero ricco. A mano a mano che le perle andavano accumulandosi, la sua avidità cresceva. Il racconto finiva con l'uomo seduto su una montagna di perle con un coltello in mano, che piangeva disperatamente nella ciotola, tenendo tra le braccia il cadavere della sua amatissima moglie."
- Khaled Hosseini -
da "Il cacciatore di aquiloni"
- Khaled Hosseini -
da "Il cacciatore di aquiloni"
mercoledì 2 gennaio 2008
martedì 25 dicembre 2007
Auguri scomodi
non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali
e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.
E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.
Tonino Bello
venerdì 30 novembre 2007
Amicizia
"Qui esset tantus fructus in prosperis rebus, nisi haberes, qui illis aeque ac tu ipse gauderet?"
Cicerone - De Amicitia
Cicerone - De Amicitia
giovedì 22 novembre 2007
Ferita e benedizione
(Inizio del libro "La ferita dell'altro" di Luigino Bruni)
lunedì 19 novembre 2007
Leshina
"L'Africa è un continente troppo grande per poterlo descrivere. E' un oceano, un pianeta a sé stante, un cosmo vario e ricchissimo. E' solo per semplificare e per pura comodità che lo chiamiamo Africa. A parte la sua denominazione geografica, in realtà l'Africa non esiste."
In Zambia viveva una donna di cognome Leshina. Aveva circa quarant'anni. Commerciava per le strade della cittadina di Serenge e non si distingueva per nulla di particolare. Erano ancora gli anni sessanta e in tutte le parti del mondo si trovavano grammofoni a manovella. Anche Leshina ne possedeva uno, insieme a un disco completamente consumato dall'uso. Il disco conteneva il famoso discorso di Churchill del 1940 dove il ministro esortava gli inglesi alle rinunce e ai sacrifici della guerra. La donna piazzava il grammofono nel suo cortiletto e girava la manovella. Dalla tromba metallica dipinta di verde usciva un fruscio, un gorgoglio roco, basso, alonato dove risuonava l'eco di una voce patetica ma incomprensibile e ormai priva di senso. Al popolino che si radunava e che con il tempo diventava sempre più numeroso, Leshina spiegava che quella era la voce di Dio, che la nominava sua messaggera, esigendo obbedienza assoluta. La gente cominciò ad affluire in massa da Leshina. I suoi fedeli, perlopiù poveracci senza un soldo, con uno sforzo sovrumano, costruirono una chiesa nella boscaglia e cominciarono a recarvisi a pregare. Il vocione roco di Churchill che apriva tutte le funzioni li mandava in estasi, in trance. Ma i capi di stato africani si vergognavano di queste manifestazioni religiose e il presidente Kenneth Kaunda mandò contro Leshina dei militari, che assassinarono sul luogo del culto alcune centinaia di innocenti e distrussero la chiesa d'argilla con i carri armati.
(Da "Ebano" - Ryszard Kapuściński)
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